E' passato un po' di tempo dal Super Bowl e mi ero dimenticato di scrivere riguardo a esso. Ebbene, qui abbiamo un po' di americani e arrivato il momento del Super Bowl erano tutti eccitati. Tutti ma proprio tutti, anche le ragazze. Si era creato tra di loro un clima di euforia per quella partita. Curioso per ciò decido di cercare di entrare in questa loro tradizione e viverla appieno con loro. Mi faccio spiegare le regole del gioco, veramente tante, e mi autoconvinco che posso farcela a rimanere sveglio per 4 ore nel bel mezzo della notte solo per vedere uo sport di cui non ho neanche la più pallida idea di come si giochi.
Arriva il momento della partita e gli americani preparano tutto in puro stile USA, tavolo abbondantemente preparato con tutta la merda alimentare producibile dall'uomo, cosa che costò pesanti sacrifici olfattivi nella mia camera il giorno dopo, e tutti i tipi di Sode... Vengono anche tutte le ragazze americane, cosa che comunque mi sosprende visto il fatto che a nessuna ragazza italiana interessa vedere la finale di Champions League di calcio. Ebbene allora incomincio a chiedere a loro come mai sono così interessate e loro mi rispondono che non è la partita in sè ma tutto il contorno che le attrae. Ebbene stanno per iniziare queste 4 ore di partita e, preso dal dubbio, chiedo come mai è così lunga. "La partita èd di un ora e mezza ma le altre 2 ore e mezza sono di pubblicità!", 2 ore e mezza di pubblicità! Incredibile! Chiedo se non saranno annoiati gli americani da ciò e mi rispondono che loro sono lì apposta per quello, della partita non sono troppo interessati. Mi ricordano mia mamma quando mi parlava del Carosello.
Inizia la partita e appunto iniziano anche le pubblicità. I break delle azioni sono lunghissimi, chiedo se è normale e mi dicono che sono fatti apposta per le pubblicità. Sostanzialmente il gioco è in funzione della pubblicità e non il contrario. Stavo guardando 4 ore di pubblicità accompagnate da un poco di football e non il contrario! Vengo oltrepassato da una dolce ondata di allegria cinica quando vedo che nella televisione svedese non passano la tanto aspettata pubblicità a stelle e strisce bensì continui spot del burro scandinavo...
Il gioco alla fine non è male, è molto tattico ed intelligente e mi piace per questo. Però, allo stesso tempo, è facilissimo trovare in campo altri piccoli esempi della cultura americana. Tutti i giocatori hanno sul caschetto una bandiera americana in segno di patriottismo e una cosa che mi attrae è che i due quaterback (il ruolo èiù importante, quello che lancia la palla) sono entrambi di colore mentre praticamente tutto il resto della squadra è di colore. Chiedo agli americani e loro mi confermano che in generale non ci sono troppi quaterback di colore e questo è dovuto al fatto che nel piccolo, quando i piccoli americani iniziano a giocare al football, quasi sempre ragazzi bianchi vengono indirizzati a quel ruolo. Mi spiegano che in passato ciò era dovuto alla credenza popolare che i neri non fossero intelligenti abbastanza per giocare in quel ruolo...
La partita è continua di colpi a sorpresa e come tutti i tipici film di Hollywood si conclude con un touchdown all'ultimo minuto dopo una partita sul filo del rasoio.
Immaginate 4 ore di pubblicità modello Rocco e Amica Chips visti da tutta la nazione...
venerdì 22 febbraio 2008
Super Chips
New deal
Ecco la soluzione: candidate la Yespica e la tal Angela la rossa del Grande Fratello...
mercoledì 20 febbraio 2008
Chi vive sperando muore cagando
Dopo l'addio di Fidel Castro e le nuove evoluzioni nella sinistra italiana do il mio cordiale addio all'ideologia bolscevica.
Oh partigiano, e seppellirmi lassù in montagna sotto l'Arcobaleno ma senza l'ombra di una bella Rosa...
lunedì 18 febbraio 2008
Gigi D'Agostino - The Riddle
In questo periodo sto avendo una riscoperta della cultura popolare che avevamo noi bocia negli anni '90. Aiutato dal fatto che in altri paesi era lo stesso, proprio grazie all'estrema "bravura" dei DJ italiani, ho ricordato con loro queste truzzate tanto criticate.
Ho sempre odiato questo tipo di musica ma risentirla ora mi crea comunque allegria. E' come un amico dell'elementari che mai hai stimato perchè con passioni che tu totalmente disprezzi ma che comunque hai una affetto grande per lui perchè, comunque sia stato, hai passato momenti particolari della tua vita. Lo stesso è per Gigi D'ag...
Vesceta
Nell'ultimo periodo invece sto conoscendo molto di più la cultura spagnola. Lo so che sembra estremamente stupido essendo io in Svezia ma ho legato molto con gente ispanica. Dunque organizzo una cena e chiamo gli spagnoli che sono a cui sono più legato: un catalano, una basca e una galiziana. Per casualità dunque mi esce una cena delle minoranze linguistiche spagnole. Parlo intanto con gli altri spagnoli e loro mi esprimono il loro odio per queste minoranze esattamente e vedo in ciò le stesse stupide parole sentite e risentite anche nella nostra "avanzata e civile" Polentonia: "Io con in baschi non ci parlo per principio, sono dei terroristi!". Io chiaramente me ne sbatto le palle, non vedo la differenza tra di loro, per me sono comunque tutti spagnoli. Lo stesso mi era già stato detto da un francese a cui chiedevo se vedeva le differenze tra pulentun e tarun: "Guarda, per me siete tutti uguali. Non vedo differenze".
Facciamo la cena e arrivo a scoprire una cosa geniale, in Spagna i cartoni e la TV sono doppiati addirittura nelle lingue locali. E' possibile trovare Dragon Ball in galiziano, Doraimon in basco o Conan in catalano. La cosa mi attrae tantissimo.
Ammetto che sono attratto tantissimo da queste minoranze, mi piace tantissimo vedere le loro radici e la loro cultura. Mi sto informando sempre più. Probabilmente mi piacciono tanto perchè al finale sono esattamente il mio opposto. Il dolce Armi sempre l'ha detto: "tu se devi scegliere in Asterix tra galli e romani tu faresti sempre il romano". Ebbene sarò pure un romano nei miei modi di vivere ma al finale non puoi non essere affascinato dai tuoi "nemici", da quella diversità nella similarità (al finale quelle minoranze sono spagnoli), dal vedere in un modo diverso le tue stesse cose e non obbligandosi a vedere al tuo stesso modo. E' grazie a queste minoranze che uno stato è più ricco e vivace, senza scontro culturale non nasce niente, tutto rimane piano e costante. Dio benedica chi ci ha spedito i terroni!
giovedì 14 febbraio 2008
P.D. (Finocchio in francese)
Di conseguenza, per evitare di raggirare il burosauro elettorale, ho provato a cercare qualche volo per tornare indietro. Fatto sta che quei figli di puttana della Ryanair, secondo me in combutta con Mastella, hanno alzato tutti i prezzi in quel periodo per far sì di lucrare su tutti i poveri cristi come me. Fatto sta che il mio voto costerebbe al minimo 150 Euro, alla faccia della gratuità dei diritti civili. Per dar idea di quanto ci terrei a votare ho anche controllato come tornare in bus: sarebbe 1 giorno e 6 ore di pullman fino a Parigi e poi un altro giorno fino a Novara...
Non so proprio se tornerò indietro, mi sa che ascolterò il suggerimento di mio padre: "idiota vattene a vedere i fiordi, cosa torni a fare in Italia?".
Comunque spero che le persone che leggano questo post vedano quanto comunque ci terrei a votare e, nonostante la sfiducia politica e tutte le derive populiste, vadano a votare pensando a quanto le invidio di questa cosa che dovrebbe essere in teoria data per scontata ma non sempre è...
Se qualcuno sa qualche altro modo per tornare economicamente mi avvisi, salvo la circunnavigazione dell'Europa in pedalò!
sabato 2 febbraio 2008
S.P.Q.R. Senatus PopulusQue Rikstenus
Uno dei motivi principali che mi ha spinto a venire in Svezia è stato il tentare d'imparare questa strana lingua britannica. Scelta ottima la Svezia: tutti parlano un inglese formidabile. Una volta ho provato a fare un test e sono andato da una nonnetta mezza decrepita chiedendole informazioni in inglese e lei mi sapeva rispondere senza problemi. Gran cosa per gli svedesi. Penso che per loro sia semplice imparare lingue diverse per il fatto che tutta la loro TV è doppiata, perchè hanno una lingua più vicina a quelle germaniche-anglosassoni e perchè sono uno stato a bassa popolazione, cosa che li obbliga ad aprirsi all'esterno (tutti i vecchi sanno perfettamente il tedesco mentre i giovani l'inglese). Diciamo che però questa politica sfavorisce tremendamente la promozione dello svedese. Quando vedi che puoi soppravvivere senza saperlo e che quando provi a parlarlo e la gente capisce che non sei svedese ti rispondono in inglese, non è così semplice imparare una lingua.
Comunque qui sto parlando solo l'inglese. E' una cosa un po' strana. Sono qui e nel nostro gruppo Erasmus non c'è neanche una persona che venga da quell'isolotta oltremanica e, comunque, noi parliamo la loro lingua. Ormai sono arrivato a credere che secondo me gli inglesi non esistono e che la Gran Bretagna non sia altro che una grande isola popolata da software per la traduzione linguistica. Tuttavia la rappresentativa americana è elevata. Questo porta chiaramente che il poco "vero" inglese che possiamo ascoltare e stiamo imparando sia quello made in USA.
Chiaramente la lingua e le simili culture hanno una grande importanza sotto il profilo della socializzazione. Nonostante il fatto che il nostro gruppo Erasmus sia molto unito e variegato è normale che sia più facile l'integrazione tra macro aree geografiche: anglofoni, sud europei e nord europei. Noi "terroni d'Europa" abbiamo di media un livello d'inglese decisamente raccapricciante. Io, per esempio, al principio non capivo niente e parlavo solo a gesti (tipico Italian body language). Incredibile è stato il primo test di posizionamento del corso di inglese. Facciamo questo test e andiamo a vedere i risultati: ultimo arriva uno spagnolo, penultimo un francese e poi, successivamente, tutti gli altri francesi, spagnoli e italiani... Anche per i diversi livelli di conoscenza dell'inglese la creazione di un gruppone di sudeuropei è stata più rapida. Infatti, al principio, parlare con americani o gli stessi tedeschi era per noi impossibile. In quel momento, per comunque non deludere le nostre capacità di animali sociali, abbiamo ideato tutti i possibili modi per ascoltare questi esseri ben parlanti senza che loro s'accorgessero della nostra incomprensione. Questo ha portato alla definizione di tre stadi nella comunicazione tra un tarun e un angloparlante. Il primo che comportava una vaghissima comprensione del tema generale del discorso era caratterizzata dal continuo annuire. Nel secondo dal tema si passava a capire solo qualche parola e la frase ricorrente era il sussegguirsi del "Really?" con tono di molto interesse verso la conversazione che, ciononostante, non era capita. Il terzo e finale, comportava il capire il benemerito cazzo; al Really veniva aggiunto anche il meravigliatissimo "I can't believe it!" e la conversazione terminava con una domanda dell'angloparlante riguardo al discorso, meglio monologo, appena tenuto e qui ogni volta noi non eravamo in grado di rispondere, allorchè, l'altra persona domandava "But, did you understand?" e noi, ogni volta e con faccia da cane bastonato, rispondevamo "No, sorry (chiaramente pronunciato all'italiana cosa che comporta la quadruplicazione delle R)".
Tutto sommato, la creazione di un forte gruppo terrone ha portato anche ad una strana evoluzione dell'inglese terminata nella creazione del cosidetto "Latin English". In questa nuova protolingua la nostra pronuncia e il nostro accento sono cardini fissi considerati irremovibili ma la cosa importante è l'astio contro ogni tentativo di migliorare il nostro vocabolario inglese. Infatti, in caso di non conoscenza di una parola il meccanismo linguistico che viviamo è la trasposizione della parola con radice latina con un tipico suffisso inglese. Tipica frase in Latin English: "I think that he is fucking (unica parola inglese che continuamente usiamo solo perchè da l'impressione che se possiedi le parolaccie di una lingua la possiedi tutta) lunatic (invece di moody), yesterday you was (tipico errore) in the manifestation (invece di demonstration) and that presentator (invece di anchor-man) showed it".
Nel primo semestre ormai gli anglo-parlanti erano abituati a questo nostro sub-linguaggio ma ora, con l'arrivo dei nuovi, noi vantiamo di possedere una lingua che ci permette di comunicare con tutti, con però estremo sforzo nella ricerca della pronuncia e della parola adatta, ma, allo stesso tempo, ci da il vantaggio di non essere capiti, parlando velocemente e senza scrupoli!
Veni, vidi, dixi!
