Questo è il mio primo post dall terra scandinava. Sicuramente tutti associano la Svezia a bellissime e virtuosissime bionde (come Sebastien direbbe: passable)ed infatti è così: non ho mai visto tanta e contemporaneamente pussy...
Giustamente con queste prerogative nel mio primo giorno a Stoccolma sono andato a finire per caso nel pieno del Gay pride. Chiedendo mi hanno spiegato che il Gay pride di Stoccolma è uno dei maggiori e dei più importanti del mondo. E' stato sconceratante vederlo per un italiano come me; non tanto per la presenza dei gay (cosa alquanto normale a una manifestazione omosessuale)ma per la risposta della città. A ogni lato della città c'era una folla di famiglie con figli, nonne e chicchesia che assistevano entusiaste allo show. In ogni palo della città erano state tolte le bandiere svedesi e messe le bandiere arcobaleno. Tutta la gente, omo etero, era entusiasta e attiva per la manifestazione!
Incredibile? Fosse solo questo! Da buon italiano mi sono immaginato cosa potesse essere la stessa cosa a Roma e già avevo in mente la scena di pseudo-virilissimi italiani (rigorasamente depilati e pettinatissimi) accorsi per urlar del finoch e del rottinculo. In Svezia non era così! Non ci credevo, la parola tolleranza l'avevo solo letta studiando Lutero e niente di più.
Il corteo è stato lunghissimo e incredibilmente variopinto. Era talmente seguitp che c'erano, dopo drag queen, uomini con le tette e altri tipi di archetipi Village People, anche carri dei partiti, di aziende che promuovevano i loro prodotti e, la più applaudita, la rappresentanza dei gaypoliser (poliziotti gay).
Chiaramente, come il prezzemolo, a un certo punto sono comparsi gli italiani. Tutti avevano un cartello con in fondo scritto: When in Italy?
Nessun commento:
Posta un commento